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localmente avanzato 2017-10-19T10:44:06+00:00
Cancro della prostata localmente avanzato

La maggior parte dei tumori prostatici localmente avanzati può essere controllata per molti anni con l’ormonoterapia, la radioterapia con irradiazione della prostata e del tessuto circostante, oppure con una combinazione di entrambe. Alcuni tumori prostatici localmente avanzati possono essere completamente distrutti. Nei soggetti di età avanzata che non accusano alcun sintomo, o in coloro che hanno altri problemi medici, potrebbe essere meglio non attuare alcun trattamento, ma limitarsi a effettuare controlli periodici e accertare eventuali sintomi. Questo perché il tumore potrebbe crescere lentamente, e quindi non vale la pena rischiare gli effetti collaterali che potrebbero derivare dal trattamento.

Cancro della prostata secondario

Se il cancro si è diffuso ad altre parti dell’organismo (nella maggior parte dei casi alle ossa), la terapia ormonale può risultare efficace per molti mesi o anni. Spesso riesce a ridurre le dimensioni del tumore, alleviando sintomi quali stanchezza, difficoltà nella minzione e fastidio o dolore. Sono disponibili diverse terapie ormonali.

La chemioterapia può essere attuata se l’ormonoterapia non dà più i risultati sperati.

Tab. 2 Benefici e effetti indesiderati del trattamento del tumore prostatico iniziale

Trattamento
Benefici
Effetti indesiderati
–   Vigile attesa

(atteggiamento attendista)

–   Nessun rischio di effetti collaterali

–   Nessuna perdita di tempo sul lavoro

–   Nessuno stravolgimento della vita quotidiana

–   Il tumore potrebbe continuare a crescere e diffondersi

–   Il tumore potrebbe dare pressione sull’uretra, con conseguenti problemi di minzione

–   Ansia per la possibilità che il tumore cresca

–   Altri trattamenti potrebbero sconfiggere la malattia

–   Il trattamento potrebbe rendersi necessario in un secondo tempo

–   Prostatectomia radicale
–   Il tumore può essere asportato completamente

–   Il controllo periodico del livello del PSA può consentire di accertare tempestivamente l’eventuale recidiva

–   La chirurgia può essere seguita da radioterapia se il tumore non è stato asportato completamente o se insorge una recidiva

–   L’intervento potrebbe essere tardivo se il tumore si è già diffuso

–   L’operazione richiede una degenza di una settimana e una convalescenza di 6 settimane

–   Stanchezza durante e dopo l’intervento

–   Rischio di impotenza (> 70%)

–   Rischio di incontinenza urinaria (in più del 40% dei casi a breve termine e nel 20% a lungo termine)

–   La perdita di sangue può richiedere trasfusione

–   Rischio di decesso correlato all’intervento (1/500 casi)

–   Radioterapia
–   Il tumore può essere distrutto completamente

–   Il controllo periodico del livello del PSA può consentire di accertare tempestivamente l’eventuale recidiva (anche se il risultato è meno attendibile di quello che si ottiene dopo la chirurgia)

–   Nessuna perdita di sangue

–   Non comporta interventi chirurgici

–   Non richiede anestesia

–   È necessario recarsi in ospedale tutti i giorni feriali per 6-7 settimane per il trattamento

–   Stanchezza durata e dopo il trattamento (può persistere anche per qualche mese)

–   Modifica dell’attività intestinale e cistite sono comuni in corso di radioterapia (circa 70% dei casi)

–   Possibili effetti a lungo termine sulla vescica e sul retto (2-5%)

–   Rischio di impotenza (circa 30-50%)

–   Se il cancro recidiva dopo il trattamento, la ‘chirurgia di salvataggio’ potrebbe comportare rischio di complicazioni

–   Brachiterapia permanente ecoguidata (con inserimento di impianti radioattivi)
–   Il tumore può essere distrutto completamente
–   Procedura semplice (richiede un’unica sessione terapeutica)
–   Ripresa della vita normale in tempi brevi
–   Efficace quanto la chirurgia
–   Efficace quanto la radioterapia
–   Minore rischio di stanchezza e mancanza di energia
–   Minore rischio di problemi intestinali rispetto alla radioterapia
–   Il controllo periodico del livello del PSA può consentire di accertare tempestivamente l’eventuale recidiva (anche se il risultato è meno attendibile di quello che si
ottiene dopo la chirurgia)

–  minore rischio di   incontinenza e impotenza rispetto alla prostatectomia

–   Adatta solo per tumori iniziali selezionati

–   Richiede la somministrazione di un anestetico

–   Non disponibile presso tutti i centri oncologici

–   Può causare bruciore alla minzione per diversi mesi

–   Se il tumore recidiva dopo il trattamento, la ‘chirurgia di salvataggio’ potrebbe comportare rischio di complicazioni

–   Ormonoterapia
–   Raramente è causa di diarrea o problemi intestinali

–   Può essere effettuata ambulatorialmente

–   Può tenere il tumore sotto controllo per diversi anni

–   L’efficacia del trattamento si può monitorare tramite il test del PSA

–   Può essere usata in combinazione con la radioterapia

–   Non sarà sufficiente a eliminare tutte le cellule tumorali se attuata come unico trattamento

–   Può causare diversi effetti collaterali, quali dolorabilità e gonfiore delle mammelle, vampate di calore, incapacità di avere l’erezione e diminuzione del desiderio sessuale

–   Gli effetti collaterali variano in funzione dell’ormonoterapia usata

Anche se la chemioterapia non riesce a distruggere tutte le cellule tumorali, può comunque ridurre le dimensioni del tumore e quindi i sintomi. Può, tuttavia, dare adito a effetti collaterali e l’oncologo valuterà attentamente pro e contro del trattamento chemioterapico per il singolo caso.

La chirurgia, per esempio la prostatectomia radicale, non è utile per i pazienti con tumore secondario, ma a volte la TUR (v. pag. 25) può alleviare i problemi connessi con la minzione.

La radioterapia può servire per ridurre il sintomo algico se il tumore si è diffuso alle ossa. È possibile irradiare l’osso o l’area invasa. Si parla in questo caso di radioterapia palliativa.

Se la colonna vertebrale è invasa, ciò può causare in alcuni casi debolezza, insensibilità o intorpidimento degli arti inferiori (a causa della pressione esercitata sui nervi spinali). Se non si interviene, il tessuto nervoso potrebbe subire un danno permanente. Se avvertite una sensazione di debolezza o insensibilità alle gambe, dovete informare al più presto il vostro oncologo.

Se avete delle domande che riguardano il trattamento a cui venite sottoposti, non abbiate timore di chiedere al medico o all’infermiere/a che vi hanno in cura. Spesso è utile predisporre un elenco di tutte le domande che volete rivolgere all’oncologo e farvi accompagnare da un amico o parente. Alcuni pazienti si sentono tranquillizzati se possono avere il parere di un altro medico che li aiuti a decidere sul trattamento. La maggior parte dei medici sarà ben lieta di farvi il nome di un altro specialista per sentire un altro parere, se ciò vi può aiutare.