Come viene formulata la diagnosi?

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Come viene formulata la diagnosi? 2017-10-19T10:45:12+00:00

Nell’ambulatorio del medico di base

Normalmente l’iter diagnostico comincia dal medico di base, che vi visiterà e vi farà domande sulle vostre condizioni generali. I primi due esami da effettuare per la diagnosi del carcinoma della prostata sono l’esplorazione rettale e il controllo del PSA.

Esplorazione rettale
Per procedere all’esame rettale digitale, il medico, dopo aver indossato un guanto lubrificato, inserirà un dito attraverso l’ano per tastare la prostata e la presenza di eventuali masse. L’esame potrà risultare fastidioso, ma non è assolutamente doloroso.

Se sono presenti cellule tumorali, la prostata risulterà indurita e ‘nodosa’, mentre in presenza di iperplasia prostatica benigna sarà di solito ingrossata, soda e liscia. Tuttavia, in alcuni casi, la prostata potrebbe risultare normale al tatto, nonostante la presenza di cellule tumorali.

L’esame del PSA

Il prelievo di sangue serve per verificare il livello di una sostanza detta PSA, antigene prostata-specifico. Il PSA è la proteina che viene secreta dalla prostata, una piccola quantità della quale è normalmente presente nel sangue. I pazienti affetti da cancro della prostata tendono ad avere un livello di PSA più alto nel sangue. Tuttavia, quest’esame non è sempre affidabile, in quanto i livelli di PSA crescono anche con l’età e a seguito della presenza di altre patologie prostatiche, quali, per esempio, un’infezione o una condizione non cancerosa quale l’ipertrofia prostatica benigna. Il PSA può risultare aumentato anche a seguito di una recente biopsia prostatica, di un intervento chirurgico alla prostata o alla vescica o di un massaggio prostatico. Nel 30% dei soggetti affetti da carcinoma prostatico il livello del PSA è nella norma.

I livelli del PSA si considerano normali quando sono inferiori a 3-4 nanogrammi per millilitro di sangue in funzione dell’età. Non esiste un criterio uniforme in base al quale stabilire esattamente quale livello del PSA indica che c’è un problema: valori compresi tra 4 e 10 indicano che potrebbe essere presente un tumore prostatico e pertanto è opportuno eseguire una biopsia; valori uguali o superiori a 10 dovrebbero richiedere, invece, ulteriori indagini. Di norma, comunque, si può affermare che più elevato è il livello del PSA, maggiore è la probabilità che si sia in presenza di un tumore. Una volta che questo è stato trattato, il PSA ritornerà nei limiti della norma. Per tale motivo, controllare il livello del PSA è utile per tenere sotto controllo l’evoluzione della malattia e valutare l’efficacia del trattamento. Se il livello del PSA risulta aumentato o se il vostro medico di base riscontra la presenza di alterazioni all’esplorazione rettale, sarete ricoverati per ulteriori accertamenti.

All’ospedale

Anche se tutti gli esami che indichiamo di seguito possono essere usati per la diagnosi del carcinoma prostatico, non necessariamente dovrete essere sottoposti a tutti. Il vostro medico discuterà con voi in dettaglio gli esami a cui intende sottoporvi, illustrandovi vantaggi e svantaggi di ognuno, prima che diate il vostro assenso. Egli vi dirà anche come e quando ritirerete i risultati.

Ecografia transrettale

Si tratta di una tecnica radiologica che impiega gli ultrasuoni per visualizzare le strutture interne di una regione corporea. La scansione ecografica transrettale della prostata si esegue inserendo delicatamente attraverso l’ano una piccola sonda che emette gli ultrasuoni. Le riflessioni degli ultrasuoni vengono convertite in immagini per mezzo di un computer. Questo tipo di ecografia serve per misurare le dimensioni esatte della prostata. Nella stessa sede, l’operatore potrà anche eseguire una biopsia, ossia prelevare un campione di cellule da esaminare al microscopio. L’ecografia transrettale può essere leggermente fastidiosa, ma la sua esecuzione richiede solo pochi minuti.

Biopsia

Se i primi accertamenti dimostrano che la presenza di un tumore è probabile, il medico può eseguire una biopsia, ossia prelevare un campione di cellule dalla prostata da inviare al laboratorio per l’esame istologico al microscopio. La biopsia si esegue di solito per via rettale sotto controllo ecografico. L’operatore introdurrà delicatamente l’ago attraverso il retto fino a raggiungere la prostata. La biopsia può risultare leggermente fastidiosa e a volte anche dolorosa, ma non richiede l’anestesia totale. La somministrazione di antibiotici è consigliabile per prevenire l’insorgenza di infezioni. Per alcuni giorni dopo la biopsia potreste notare un leggero sanguinamento alla minzione o dopo il coito.

Purtroppo, anche se sono presenti cellule tumorali, non è detto che queste siano prelevate durante la biopsia. Ciò avviene in circa un quinto dei casi. Se la biopsia è negativa, potrebbe essere necessario ripeterla (e la seconda procedura reperterà la maggior parte dei tumori che sono sfuggiti alla prima esecuzione) oppure si dovrà ripetere l’esame del PSA a distanza di pochi mesi. Se risulterà aumentato, si eseguirà di nuovo la biopsia.

Qualora la biopsia accerti la presenza di un tumore, sarete sottoposti ad ulteriori indagini allo scopo di accertare se le cellule tumorali si sono estese oltre la ghiandola prostatica. Tra questi:

Radiografie
La diagnostica strumentale può comprendere spesso anche la radiografia del torace e dello scheletro allo scopo di vedere se il tumore si è diffuso ad altri organi.

Scintigrafia ossea

Si tratta di una tecnica radiologica molto sensibile, che è in grado di rilevare la presenza di cellule tumorali prima che queste si evidenzino alla radiografia. Richiede l’iniezione di una sostanza moderatamente radioattiva in vena, di norma una vena del braccio. Si procede quindi alla scansione di tutto il corpo e dato che il tessuto osseo anomalo assorbe più radioattività del tessuto osseo normale, questo apparirà in evidenza.

Dopo l’iniezione del mezzo di contrasto dovrete aspettare fino a tre ore prima che si possa procedere all’esame, perciò portatevi qualcosa per ingannare il tempo, magari un libro. Il livello di radioattività, molto basso, è innocuo.

La scintigrafia è in grado di individuare anche altre manifestazioni patologiche a carico dello scheletro, quali l’artrite, per cui potrebbe essere necessario poi sottoporvi ad altri accertamenti, per esempio, una radiografia di tutta la regione risultata anormale, per confermare la diagnosi di tumore.

TAC

È un’altra tecnica radiologica sofisticata che permette di ottenere tante inquadrature dello stesso organo su piani successivi, da angolature diverse. Le immagini così prodotte vengono inviate ad un computer che le elabora per dare poi il quadro dettagliato del tumore, evidenziandone dimensioni e posizione. La scansione tomografica è in grado di rilevare la presenza di metastasi in altri organi.

Per ottenere immagini ancora più chiare il medico potrebbe ritenere opportuno usare un mezzo di contrasto contenente iodio, che vi verrà iniettato attraverso una vena del braccio. In seguito a ciò potreste avvertire una sensazione di calore che durerà per qualche minuto. Una volta che sarete stati sistemati nella corretta posizione sul lettino, si procederà all’esame. Questa tecnica è di per sé indolore, ma dovrete rimanere sdraiati e immobili per circa 30-40 minuti. La maggior parte delle persone è in grado di tornare a casa una volta terminato l’esame.

Risonanza magnetica nucleare (RMN)

È una procedura diagnostica simile alla TAC, ma usa i campi magnetici anziché i raggi X per dare una serie di immagini in sezione trasversale delle strutture interne dell’organo oggetto della prova.

Durante lo svolgimento dell’esame dovrete rimanere sdraiati perfettamente immobili sul lettino che verrà fatto scorrere all’interno di un cilindro metallico aperto sia in cima che in fondo. Ciò può risultare fastidioso e i pazienti che soffrono di claustrofobia potrebbero avere qualche problema. A ciò si aggiunga che la RMN è molto rumorosa! Se lo desidererete, potrete portare con voi qualcuno che vi faccia compagnia mentre si esegue la RMN.

Cistoscopia
Tramite questa procedura endoscopica l’operatore introduce attraverso l’uretra uno strumento che prende il nome di cistoscopio e in questo modo può esplorare la vescica ed evacuarla qualora rilevi la presenza di masse o corpi estranei (resezione transuretrale, TUR, v. pag. 12). La cistoscopia si può eseguire usando un anestetico locale sotto forma di gel. Nel caso sia necessario procedere a TUR, si eseguirà un’anestesia totale o a volte epidurale.

Urografia i.v. (pielografia i.v.)

È una tecnica radiografica che permette di rilevare eventuali alterazioni a carico dei reni o delle vie urinarie. Si esegue nel reparto di radiologia e dura di norma circa un’ora. Richiede l’uso di un mezzo di contrasto che si inietta in vena (di solito del braccio) e attraverso il circolo ematico giunge fino ai reni. Eseguendo la radiografia, il medico potrà rilevare come il mezzo di contrasto si è diffuso dai reni alla vescica, evidenziando in tal modo eventuali modificazioni o lesioni. Il contrasto potrà darvi una sensazione di calore e bruciore per qualche minuto, ma queste manifestazioni scompaiono gradualmente e dovreste essere in grado di fare ritorno a casa non appena l’esame sarà concluso.